Posa la mano vibrante del tuo sguardo
sopra l’epidermide del mio cuor
e lasciala volare
nel mio cielo
immerge lo sguardo assetato della tua lingua
nella sorgente delle mie labbra
e lascialo annegare
nel mio mare
Miry
C’è sempre quel sentiero di sassi che attraversa il bosco e va verso il mare
C’è quel sapore che ancora respiro fra le sue pietre e fogliame
C’è quel profumo che sempre più assaporo nel suo arcobaleno di colori
C’è quella poesia che da sempre mi nutre nella sua melodia
E’ mio destino posare i piedi dell’anima dentro i suoi sussurri
Ed è la ghiandola del mio cuore dove germoglia il sudore delle lettere
E sono le tempeste del mio sacro tempo che incidono versi nel fertile terreno
E sono le brace che ardono nella memoria e mi accende fuoco di poesia
E sono cenere colorate di serenità che dormono avvolte in sogno e realtà.
C’è quel sentiero nell’immensità della vita battezzata d’anima.
Miriam Da Costa
…in quel momento mi era venuta voglia di piangere, ma non ho fatto come al solito, quando venivo afferrata dalle lacrime, non mi sono precipitata in casa a chiudermi in cameretta per soffocare la melodia del mio sacro pianto con il cuscino. Ho preso un quaderno immacolato, una penna benedetta, il mio profondo dolore e mi avviai verso la spiaggia, che in quel freddo pomeriggio era completamente deserta. Mi ero seduta sulla sabbia a guardare il mare e cominciai a versare l’oceano dell’anima sulle pagine bianche del quaderno, mentre scrivevo, mi ero dimenticata dalla voglia di piangere. Mi sentivo stranamente serena dentro il caos di quella turbolenta tempesta nella mia infanzia. Accarezzando la sabbia con i calli dell’anima e baciando la brezza con il respiro del cuore, andai incontro a quello che sarebbe stato il domani, ad un certo punto senti un richiamo, mi voltai un attimo e…lui mi guardava e con un spruzzo d’amore mi accarezzerò, fu allora che capì che lui sarebbe sempre stato lì ad aspettarmi per asciugarmi le lacrime. Lo salutai dicendo:
- Non ti preoccupare! Vado un attimo di là in cerca della mia felicità, ma tutte le volte che sarò stanca di cercarla di là… Tornerò a trovarla in te. Domani… so già che sarò qui davanti a te.
Miriam Da Costa
Oh! Tristezza!
Vieni con me
Ti porterò al mare
Vieni a vederlo
E poi…
Vieni ad annegare nelle acque
Di questi miei occhi castani
Occhi bagnati dall’Oceano
Occhi illuminati dalla luna.
Oh! Tristezza!
Capiscimi bene
Non mi fai paura
Che ho sempre cercato
E cerco sempre
Di fare del mio meglio
Per non dimenticarti
Che valore darei alle gioie
Se non ci fossi tu?!
Oh! Tristezza!
Io guardo il mare
Guardalo anche tu
Io raccolgo i miei sogni
Sogni seminati nel suo profondo
Sogni protetti nel regno di Nettuno
Oh tristezza
Vieni con me
Ti farò accarezzare la mia fragilità
E poi…
Ti abbraccerò con la mia forza.
Oh! Tristezza!
Vieni con me
Ti porterò al mare.
Miriam Da Costa
Sono la scogliera ferma a resistere
Le onde tempestose del tuo mare.
Ho tenuto protetti in quel cassettino
I miei sogni da bambina
La nostra casetta di cartone
Il servizio di tazzine, piattini
Piccole pentole
Tutte colorate e con figurine
Ho tenuto protetto in quella scatolina
Il solitario di plastica prezioso dono d’innocente amore
I fiorellini che per me rubavi nei giardini e nei campi
Le conchiglie raccolte insieme nella spiaggia
La piccola barca di tronchetti e carta dipinta con i pennarelli
E i nostri fantastici viaggi in mare
Ho tenuto protetti in quel bauletto
Le mie passeggiate su la luna argentata
Mentre pettinavi con le dita i miei lunghi capelli
Il primo bacio che mi rubasti sotto l’albero d’araucaria
E il cuoricino disegnato nel suo tronco
Il tuo nome ed il mio incisi dentro
OH! Mio primo indimenticabile amor
Quel cassettino
Quella scatolina
Quel bauletto
Sono tenuti dentro la cassaforte di tutto quel che è Eterno
Nell’anima mia.
Miriam Da Costa